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Pietro Mazzilli ora ex cliente Benetton dopo una collaborazione iniziata nel 1969

SICURAMENTE UNO DEI STORICI DELLA BENETTON, COLLABORAVA DAL 1969 QUANDO I RAPPORTI COMMERCIALI LI AVEVA DIRETTAMENTE CON LUCIANO BENETTON.

Nel lontano 1969 ho visto il primo negozio di maglie del Sig.Marchiorello, a Cortina e subito ho capito di voler avviare una mia attività nel settore dell’abbigliamento.

Ho deciso così di contattare Benetton e mi hanno indirizzato subito all’agente di zona Sig.Nistri di Firenze.

Successivamente, visto che i guadagni all’interno del punto vendita aumentavano, ho deciso di aprire Jeans West ,012, Tomato, And (camiceria), Zerotondo, Sisley e Sisley Young.

Ho iniziato questo percorso in società con mio fratello, in seguito ci siamo divisi i negozi visto il supporto in azienda dei nostri figli. Dirigevamo tutto noi con circa 40 dipendenti.

Il rapporto commerciale e personale è filato liscio fino al 2009, anche se mi rendo conto che a decidere qualsiasi cosa era sempre e soltanto Benetton. Ho dovuto fare sempre tutto quello che mi veniva consigliato/imposto: negozi da comprare, allestimenti che non ho mai potuto scegliere, ma che ho dovuto sempre rinnovare, manichini (e perfino le tende da sole a cupola da acquistare!).

A un certo punto, prima di fare un investimento per un nuovo punto vendita all’interno di un centro commerciale, ho preteso un accordo scritto, beh quel momento lì è stato l’inizio della fine.

Fino a quando non è cambiato l’agente di zona, il signor Nistri, il rapporto personale era stato ottimo, anche nei confronti del signor Benetton. Siamo stati addirittura invitati a Parigi per festeggiare con loro i 40 anni dell’azienda. La Benetton decideva e noi eseguivamo (e pagavamo tutto di tasca nostra!).

I guai veri e propri sono iniziati con il cambio dell’agente, un certo Sig. Liconte che ha cercato di ostacolare il nostro successo in tutti i modi. Il suo obiettivo era quello di impossessarsi dei diversi punti vendita in zona ligure. È riuscito a farci fuori tutti.

Così abbiamo deciso di riunirci segretamente a Varazze (eravamo 27 gestori) e abbiamo capito subito che le richieste erano comuni: decidemmo di scrivere una lettera per chiedere un confronto.

Benetton ha sempre voluto ascoltarci uno alla volta (sapeva già tutto, crediamo ci fosse una spia all’interno delle 27 persone riunite). Da quel momento in poi lui con i suoi soci iniziò ad aprire nelle nostre piazze nuovi punti vendita.

Nel momento in cui ho capito che la situazione non era certo favorevole, ho chiuso subito i negozi Benetton. Ho saldato i miei debiti con tutti, tranne che con Benetton con cui ho iniziato una trattativa per danni. La causa è andata a finire al Tribunale di Treviso; il giudice ha sposato la linea Benetton e non ha sentito i miei testimoni. Conclusione: 2 fallimenti ancora in mano ai curatori.

Conosco Luciano Benetton dal 1969 e ho sempre creduto in lui e nella sua lungimiranza. L’ho sempre visto come un esempio per me, l’ho seguito nell’azionariato Calzaturificio di Varese, nell’operazione Fiorucci (rimettendoci un sacco di soldi).

Non riesco a capire il perché di questo fallimento e la strategia che c’è dietro!

Ho capito con il tempo che la forza di Benetton eravamo noi, gli schiavi che con tutti i nostri soldi ed energie abbiamo sacrificato i nostri anni più belli. Ci siamo sentiti parte di una grande società.

Autore: Pietro Mazzilli

One comment

  1. alessia capoccia

    “con il tempo ho capito che la forza della Benetton eravamo noi ‘schiavi'” queste parole mi hanno colpito.
    Ricordo come se fosse ora, che mi chiedevano se ero drogata.
    Oggi credo di poter affermare che non solo ero drogata, ma il mio sangue era “verde”

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