La vicenda che ha portato alla chiusura dei negozi Benetton in Sicilia si arricchisce di nuovi elementi dopo l’apertura di un procedimento da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Al centro dell’indagine c’è un messaggio comparso sul gestionale del punto vendita di via Ruggero Settimo a Palermo:
Nessuna stagione valida per il negozio: impossibile creare l’ordine
Per l’Antitrust potrebbe rappresentare la prova di un sistema che avrebbe continuato a limitare l’autonomia degli affiliati nonostante gli impegni assunti da Benetton nel 2023. Secondo le contestazioni, infatti, la casa madre avrebbe mantenuto un forte controllo sulle attività dei negozi attraverso previsioni di acquisto considerate di fatto obbligatorie, indicazioni sulle quantità da ordinare e persino sulla scelta di colori, taglie e prodotti da esporre sugli scaffali.
Modello fortemente centralizzato e blocco dei gestionali
Le segnalazioni raccolte dall’Autorità descrivono un modello fortemente centralizzato, nel quale i commercianti affiliati in franchising avrebbero avuto margini di manovra molto ridotti. Oltre ai cosiddetti prodotti “Noos”, che dovevano essere sempre disponibili nei punti vendita, alcuni articoli erano considerati veri e propri “must have”, da mantenere costantemente assortiti indipendentemente dall’andamento delle vendite.
Secondo gli ex negozianti siciliani, il controllo sarebbe proseguito anche attraverso sistemi di riassortimento automatico e continue pressioni da parte dei manager per confermare gli ordini proposti dalla casa madre. Tra gli aspetti più delicati emerge inoltre il presunto blocco dei sistemi gestionali, che avrebbe impedito ad alcuni negozianti di effettuare nuovi ordini, causando di fatto una paralisi operativa delle attività.

Il gruppo Venturato e il piano di rientro dei debiti
il gruppo Benetton aveva contestato al gruppo Venturato esposizioni debitorie superiori a 11 milioni di euro, ma dagli atti emerge che gli affiliati avrebbero continuato a rispettare i piani di rientro concordati e a investire nei negozi fino a poco prima dell’interruzione dei rapporti commerciali.
Le contestazioni riguardano anche gli arredi e l’organizzazione dei punti vendita, realizzati secondo indicazioni della casa madre e sostenuti economicamente dagli affiliati. Sarà ora l’Antitrust a stabilire se gli impegni assunti da Benetton siano stati realmente rispettati.
Nel frattempo, la crisi ha lasciato sul territorio conseguenze pesanti: 33 negozi Benetton chiusi in Sicilia e 181 lavoratori rimasti senza occupazione, segnando la fine di una presenza storica del marchio nell’isola.
Fonte: Palermo Today – Il caso dei negozi chiusi a Palermo, budget fantasma e merce imposta