Un gruppo di attivisti della Clean Clothes Campaign e alcune ex lavoratrici croate hanno dato vita nei giorni scorsi a una protesta davanti a un negozio Benetton nel centro di Milano (Corso Vittorio Emanuele II). Al centro della mobilitazione c’è la richiesta di pagamento del trattamento di fine rapporto (TFR) che, secondo le associazioni che sostengono le lavoratrici, non sarebbe stato corrisposto a 28 ex dipendenti della fabbrica Leonarda d.o.o. di Daruvar, in Croazia.
Lo scontrino simbolo della protesta Clean Clothes Campaign
Per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica, i manifestanti hanno esposto uno scontrino gigante simbolico con i nomi delle lavoratrici e gli importi che ritengono ancora dovuti. La vicenda riguarda la chiusura dell’azienda croata, che per anni ha prodotto capi destinati alla filiera Benetton.
Secondo la Clean Clothes Campaign, le ex operaie attendono da tempo il pagamento delle somme spettanti alla fine del rapporto di lavoro. Le associazioni coinvolte chiedono che venga trovata una soluzione che permetta alle lavoratrici di ricevere quanto ritengono loro dovuto.

Compartimento moda e diritti dei lavoratori
Al di là delle singole responsabilità, che restano oggetto di confronto tra le parti, il caso ha riportato l’attenzione su un tema sempre più discusso: quello della moda etica e della tutela dei diritti dei lavoratori lungo l’intera catena produttiva.
Chi legge il nostro Blog dell’Unione dei Commercianti Bistrattati U.C.B. Family sa come la pensiamo: la protesta di Milano rappresenta non solo una richiesta di giustizia da parte delle lavoratrici coinvolte, ma anche un’occasione per riflettere sul valore del lavoro e sul rispetto dovuto a chi contribuisce ogni giorno a creare ricchezza.
Dagli operai nelle fabbriche ai dipendenti dei negozi, fino ai piccoli commercianti che spesso investono una vita di sacrifici nella propria attività, ogni anello della catena produttiva merita dignità, tutele e riconoscimento.
Cosa risponde Benetton?
Dal lato dell’azienda, secondo quanto riportato da diverse ricostruzioni giornalistiche, la vicenda riguarderebbe una società fornitrice estera e non un rapporto di lavoro diretto con il gruppo Benetton. La gestione dei contratti e degli eventuali trattamenti di fine rapporto sarebbe quindi competenza dell’azienda locale coinvolta nella produzione. Resta comunque aperto il confronto tra le parti sul tema delle responsabilità lungo la filiera produttiva.
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