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le colpe dei Benetton
Benetton dalla conquista al ridimensionamento

LE COLPE DEI BENETTON, DALLA CONQUISTA DELL’AMERICA AL RIDIMENSIONAMENTO

QUESTA BREVE CRONISTORIA DEI FALLIMENTI TARGATI UNITED COLORS OF BENETTON, SUSCITA UN GRANDE INTERROGATIVO: E’ STATA COLPA DELLA CRISI GLOBALE O DI ERRORI STRATEGICI DEL GRUPPO ?

Ecco un interessante articolo reperito in rete che affronta la questione ripercorrendo le tappe della tanto lunga quanto odiosa saga della dinastia dei Benetton, che probabilmente più di altri gruppi, ha caratterizzato negativamente la storia dell’imprenditoria italiana.

ABBIGLIAMENTO BENETTON: DALLA CONQUISTA DELL’AMERICA AL RIDIMENSIONAMENTO

Si parte dai maglioni, da quel settore abbigliamento e moda Benetton che dalla seconda metà degli anni sessanta è stato il primo traino del gruppo imprenditoriale. La storia è ormai nota a tutti, nel 1965 la famiglia Benetton aprì la sua prima fabbrica di abbigliamento a Ponzano Veneto ed iniziò a pubblicizzare i propri prodotti soprattutto tra i giovani.

Inizialmente fu un successo, tanto che i  fratelli Luciano, Gilberto, Giuliana e Carlo Benetton decisero di sfidare anche i mercati esteri dall’ Europa fino a sbarcare anche in America aprendo numerosi negozi in un particolare tipo di franchising che vendevano esclusivamente prodotti United Colors of Benetton e Sisley.

Persino diverse Università dedicarono degli studi al fenomeno imprenditoriale Benetton che era riuscito a garantire soldi e successo in poco tempo, ma presto tutto il mondo dovette ricredersi. La macchina, fino ad allora perfetta si inceppò ed iniziarono i dolori per gli imprenditori che si erano affidati al modello Benetton.

“La Benetton diventerà così una dei più clamorosi fallimenti strategici della storia economica italiana recente, per alcuni aspetti anche il simbolo di un’Italia imprenditoriale che non ce la fa a reggere il mercato internazionale e le grandi dimensioni relative”

I primi ad accorgersene, loro malgrado, furono i negozianti di abbigliamento americani, che, dopo numerose proteste decisero di interrompere la collaborazione con Benetton e smisero di vendere i loro vestiti. Beati loro che hanno avuto la forza di spezzare la catena a differenza, ahinoi, di molti imprenditori nostrani.

E’ da questo momento che iniziarono tutte quelle dinamiche di cui (troppo) saltuariamente si è occupata la stampa e che sempre riportiamo in questo blog dell’Unione dei Commercianti Bistrattati:

  • Decentramento produttivo all’estero
  • Chiusura di diversi impianti in Italia
  • Spietati schemi di riduzione dei costi
  • Processi di scorporo e scissione delle varie attività
  • Discutibili deleghe di potere e di gestione nelle mani di manager esterni che hanno badato esclusivamente al tentativo far quadrare i conti dell’azienda madre senza tuttavia quasi mai avere successo.

CRISI GLOBALE DEL SETTORE ABBIGLIAMENTO LOW COST O DI ERRORI STRATEGICI DEL GRUPPO BENETTON?

Non è facile rispondere a questa domanda, ma l’articolo che abbiamo preso in esame in questo post avanza delle ipotesi supportate da dati che farebbero propendere per la seconda ipotesi: sono stati commessi errori che hanno condannato il modello di business del gruppo.

Mentre i profitti del settore abbigliamento Benetton crollavano, i competitors spagnoli del gruppo Zara e quelli svedesi del gruppo H&M, pur adottando una strategia simile, crescevano, si affermavano e conquistavano fette di mercato sempre più ampio fino a raggiungere un sostanziale duopolio.

I numeri sono spietati, Benetton che secondo gli esperti aveva un fatturato intorno ai 2,0 miliardi di euro oggi arranca intorno al 1,3 miliardi, mentre il gruppo Zara ed H&M incrementavano il proprio giro di affari fino a raggiungere rispettivamente 17 e 25 miliardi di dollari di fatturato nel 2016 e 2017.

Il dubbio (speriamo di sbagliarci) è che alla fine di tante “disavventure” la potente famiglia trevigiana riuscirà a superare la tempesta (al contrario dei tantissimi imprenditori che non ce la faranno) e continuerà la propria opera predatoria sia nei riguardi di tanti commercianti ormai stremati e dello Stato (di cui gestisce le Autostrade e tanto altro)

Il tragico crollo del Ponte Morandi di Genova, con il suo carico di morti e disperazione, avrebbe dovuto chiudere finalmente la partita, ma alla luce di quanto possiamo capire dalle manovre parlamentari la revoca delle concessioni non appare scontata.

Probabilmente il tema della revoca delle concessioni in mano alla famiglia Benetton sarà il nuovo terreno di scontro politico nel parlamento e, ad oggi, nemmeno gli osservatori più esperti si sbilanciano nel fare pronostici. Il Governo non appare abbastanza forte per affrontare una simile battaglia e la crisi economica aggravata dal Corona Virus renderà molto più difficile la tenzone. A noi “poveri illusi” ancora una volta non resta che vigilare su tutto ciò che riguarda gli affari dei Benetton con il proposito di aiutare la Giustizia ad avere la meglio sulle ragioni dell’economia, consci del fatto che, purtroppo, non sempre queste storie hanno il “giusto finale”.

 

FONTE: Sbilanciamoci.info

One comment

  1. alessia capoccia

    Il successo, il denaro, la fama tutte cose che fanno montare la testa a chi le ottiene per merito o per fortuna. Bastava poco, noi commercianti eravamo da curare e proteggere come loro figli ma non per noi stessi…. Ma perché così facendo questa impresa avrebbe dimostrato l attaccamento al “made in italy”(se pure sappiamo bene che non si produceva più in Italia) avrebbe dimostrato che l anima del azienda è quindi la. Crescita e la riuscita eravamo noi!
    Avevamo il sangue verde, eravamo drogati credevamo in loro.
    Sicuramente la crisi e l avvento di competitor stranieri non hanno aiutato lo sviluppo ma come mai altre aziende, con politiche completamente diverse, sono riuscite ad emergere dalla melma e a non affondare gli affiliati come la benetton ha fatto con noi?……………….

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