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Cristina Magalini distrutta dalla Benetton

NESSUNO PUO’ NEGARE CHE QUANDO NOI VECCHI CLIENTI ABBIAMO INIZIATO, LA BENETTON NON ERA DI CERTO QUELL’AZIENDA CHE POI E’ DIVENTATA, SOLO CHE I NOSTRI SFORZI NON SONO SERVITI A NULLA DAL MOMENTO CHE L’AZIENDA NON HA AVUTO NESSUNA REMORA A DISTRUGGERCI

Ho iniziato la mia collaborazione con Benetton ad Aprile del 1984, Il rapporto e’ durato fino ad agosto 2018 e i negozi a Villafranca di Verona erano 2, 1 in Corso Vittorio Emanuele 210 di 300 mq per l’adulto e 1 in corso Vittorio Emanuele 111 per il bambino.

Sono figlia e nipote di commercianti e quando e’ giunto il momento per i miei nonni materni di smettere di lavorare, ho avuto la possibilità di trasferire la licenza, allora era necessario averla per poter aprire, in centro storico a Villafranca di Verona. Precedentemente avevo fatto la domanda a Benetton per poter aprire un loro punto vendita. Dopo molte insistenze, hanno autorizzato l’apertura. Ho trovato un negozio posizionato dove la rappresentanza aveva richiesto, solo per un anno. Ho deciso di aprire comunque, confidando nel fatto di poter trovare un altro posto durante l’anno. Ho acquistato l’arredamento Fantomax, che in quegli anni non prevedeva nemmeno i manichini in vetrina. Sono partita con la merce che era disponibile visto il poco tempo a disposizione tra il si e l’apertura.

Per fortuna nell’arco dell’anno ho trovato un altro posto sempre nel pezzo di via richiesto dalla rappresentanza, ma ho anche dovuto cambiare l’arredamento acquistando questa volta un My Market. Sono rimasta li’ fino al 1992 quando si e’ liberato un locale vicino di grandi dimensioni, ho dato la buona uscita per poterlo avere e da aprile ho iniziato i lavori strutturali perchè’ il negozio era su 2 piani e ho dovuto spostare la scala all’interno del piano terra per poter avere un locale completamente libero. Ho cambiato arredamento e ho inserito anche lo 012 dal momento che la metratura lo prevedeva. Il bambino ha iniziato a funzionare tanto che nel 2000 ho decido di dividere i marchi aprendo un negozio solo 012. Nel 2002 il negozio da adulto che era solo su un piano, e’ stato trasformato con spese ingenti in un negozio a 2 piani, uno per la donna e uno per l’uomo. Anche stavolta le spese sono state ingenti.

Il rapporto era il seguente, Benetton era l’unico fornitore e le scelte imprenditoriali venivano ” consigliate” dalla rappresentanza. Il negozio doveva essere solo da una parte del corso, doveva avere una certa dimensione, il budget era strutturato sulla base del fatturato dell’anno precedente e a valore era il 60 % del fatturato. Gli arredamenti dovevano avere l’approvazione non solo della rappresentanza ma anche dell’ufficio marketing Benetton dove le aziende mandavano i disegni dopo averli elaborati. Per esempio ricordo che per praticità avremmo voluto le tende nei camerini di un negozio da bambino ma l’ufficio marketing per quell’arredamento prevedeva le porte e alla fine sono state montate quelle.

Dal 2011 in poi le difficoltà erano per lo più economiche e il mio rammarico più grande e’ quello di non aver avuto la forza di chiudere, la mia cocciutaggine e l’amore per il mio lavoro e il marchio mi hanno fatto andare avanti, sperando sempre che le cose migliorassero. Non e’ stato cosi’ e dopo aver chiesto finanziamenti per poter proseguire che non sono pero’ bastati, sono stata costretta a impegnare tutto quello che avevo fatto in tanti anni di lavoro e ho dovuto ricorrere all’aiuto della mia famiglia mettendo in difficoltà’ anche le persone che mi circondano e questo e’ il mio maggiore rimpianto.

Il mio modo di lavorare e l’impegno sono stati gli stessi dal 1984 al 2018, tanto che quando parlo con i miei ex colleghi che sono nella stessa situazione faccio sempre questa domanda, siamo diventati improvvisamente tutti stupidi, abbiamo tutti perso la testa? La risposta che ci diamo e’ ovviamente no, non siamo diventati improvvisamente incapaci, il problema e’ un altro e la mia consolazione, anche se amara e’ che nonostante nel 2016 io abbia costituito una nuova società’ che partisse con 0 debiti e nessun finanziamento, concordata con l’ azienda, che potesse in questo modo con il tempo saldare la cifra della ditta individuale, mi sono trovata dopo soli 2 anni e mezzo, ad avere la stessa cifra da pagare della sas come per la ditta individuale, solo che la sas ha operato per 2 anni e mezzo e la ditta individuale 32. Ovviamente la gestione della sas era pianificata con la rappresentanza che con il collegamento dei dati era a conoscenza di quello che veniva incassato. La colpa di questa situazione per me e’ dovuta all’abbassamento dei prezzi e di conseguenza alla perdita’di qualita’ del prodotto che per anni e’ stata la nostra forza, insieme al troppo anticipo dei campionari che non permetteva di seguire le tendenze moda.

Inoltre il continuo cambio ai vertici aziendali comportava continui cambiamenti di strategie che hanno pesato sul nostro lavoro, questo e’ stato pubblicamente ammesso da Luciano Benetton in una intervista del 2017

Ritengo di non aver trovato il supporto adeguato perche’ la difficolta’nei pagamenti mi metteva in una posizione scomoda e per questo motivo non ho mai avuto la forza per imporre la mia volontà, l’azienda mi rimproverava il mancato rispetto dei piani di pagamento e oltre alla richiesta economica non mi ha mai proposto soluzioni che potessero andare bene per entrambi.

Il rapporto si e’ concluso nel 2018 quando ho detto basta perchè non sarei stata in grado di rispettare il piano di pagamenti e a questo punto sono convinta che nonostante una grossissima sofferenza perche’ per me il marchio ha davvero significato tantissimo nella mia vita, sia stata la mia fortuna, perchè se avessi continuato oggi la cifra da pagare sarebbe raddoppiata. Sono stata presso l’ufficio amministrativo della Benetton i primi di settembre sempre con la speranza di poter trovare una soluzione per proseguire, l’incontro non ha avuto questo esito e io sono uscita dicendo che mi sarei fatta sentire qualche giorno dopo.

Ho chiamato il mio responsabile dicendogli che avrei preso un’altra strada e che sarei andata a Treviso alla meta’ di ottobre per trovare un accordo per chiudere benevolmente la situazione, la risposta dello stesso non la voglio nemmeno ripetere, perchè le belle parole che mi avevano tranquillizzato durante la telefonata, erano solo parole al vento, perché l’azienda prima della fine di settembre ha depositato un decreto ingiuntivo con un accanimento che mai mi sarei aspettata dopo quasi 35 anni di collaborazione.

Ho la vita distrutta per sempre, il fallimento e’ una ferita che non mi da pace e questa situazione ha compromesso seriamente la mia salute, tanto che dopo piu’ di un anno di cure non sono ancora in grado di riprendermi, Certamente, ho difficoltà e strascichi personali che mai mi sarei immaginata nemmeno nella peggiore delle mie ipotesi.

Il mio pensiero che sento di condividere sul blog e’ che io e tutte le persone che prima di me anno scritto in questo blog, abbiamo davvero amato questo marchio, abbiamo dato tutto in termini di impegno serenità salute e soldi per l’azienda, come dimostra anche la lettera che ho mandato a Luciano Benetton dopo la sua intervista nel dicembre del 2017 che riporto qui di seguito:

 

Villafranca di Verona 04/12/2017

Gentilissimo signor Luciano, mi scuso anticipatamente se la disturbo con questa lettera, ma ho sentito la necessità di farle sapere quello che ho nel cuore. Sono Cristina Magalini, una sua cliente con negozi a Villafranca di Verona dal 1984. Sono “Benettoniana” nell’animo e ho vissuto con Lei gli anni in cui il marchio ha fatto la storia. Purtroppo da qualche anno a questa parte, mi sono e mi hanno fatto sentire una cliente incapace per il fatto di non riuscire a pagare regolarmente. Leggendo l’intervista che ha rilasciato la scorsa settimana, ho iniziato a pensare che forse non sono l’unica responsabile del calo dei fatturati che hanno comportato la non regolarità dei pagamenti. Nel corso degli anni, noi clienti abbiamo visto lasciare la Benetton i rappresentanti preparati con i quali facevamo gli ordini, che sicuramente con la loto esperienza, ci avrebbero potuto aiutare in fase di campionario. Da un certo punto in avanti, mi sono sentita semplicemente un “ codice cliente” in difficoltà e questo ha comportato un senso di inadeguatezza da parte mia. Ho pensato di non essere più capace di fare questo mestiere pur continuando ad amare il MARCHIO VERDE che ha accompagnato la mia vita. Nell’ultima presentazione della scorsa  settimana a Castrette, quando ho visto le slide con il fondo verde e la scritta bianca, mi sono sentita a casa, ho pensato che FORSE finalmente siamo tornati ad avere il coraggio di dimostrare la forza di questo marchio che come lei ha riconosciuto, si è “ spento” o hanno voluto spegnere. Per ultimo, patisco la grande disparita ‘di trattamento tra noi “ vecchi clienti” e i nuovi, che avendo investito adesso facendo arredamenti e nuove aperture, sono ritenuti importanti per l’azienda, mentre noi che non abbiamo più la forza economica per farlo, ci sentiamo di serie B. La ringrazio per il coraggio che ha dimostrato ammettendo pubblicamente gli errori commessi, io da parte mia, cercherò di continuare a fare il mio lavoro con amore come negli ultimi 33 anni e se non saro’ in grado per il futuro di far parte di questa azienda, Le auguro comunque di cuore, di riportare in alto la UNITED COLORS OF BENETTON e di far si che torni ad essere l’azienda da copiare. Cordiali saluti.

  • Cristina Magalini

Ed infine la mail che ho inviato ai miei clienti alla fine della collaborazione e la chiusura dei negozi:

Carissimi clienti,
mi permetto questo tono affettuoso perché
siete stati la parte FONDAMENTALE di questo
emozionante percorso che ci ha dato
l’opportunità di condividere moltissimi anni. Io
e le ragazze siamo felici di aver avuto la
possibilità di conoscervi. Questa lunga
frequentazione e’ il regalo più bello per
l’impegno che abbiamo sempre messo nel
cercare la vostra soddisfazione. Alla Benetton
ho dedicato con amore 2/3 della mia vita,
adesso e’ il momento di una nuova
emozionante avventura, che sono certa mi
darà le stesse soddisfazioni.
Noi ci metteremo l’impegno e l’entusiasmo di
sempre e speriamo che voi abbiate ancora
voglia dei nostri consigli.
Vi aspettiamo!
Un caloroso abbraccio a tutti.
Cristina e le ragazze

Il mio rammarico e’ proprio questo, il trattamento ricevuto e l’assenza di considerazione ler il lavoro svolto. L’altra grande ferita e’ l’assoluta mancanza di qualsiasi rapporto personale coltivato da parte mia in tutti questi anni, il codice cliente 105899 e 101316 non esiste piu’, anzi non e’ mai esistito non ha lasciato nulla nell’azienda e nelle persone che ne fanno parte, ma se per loro non e’ importante per me al contrario conta e conterà sempre tantissimo.

Autore: Cristina Magalini

2 comments

  1. alessia capoccia

    È veramente incredibile….. Tanto che qualcuno penserà che ci siamo inventati tutto.
    Condivido Cristina, la sua affermazione
    Noi tutti eravamo innamorati del brand e del nostro lavoro. Abbiamo cercato di onorare questo nome, indebitandoci fino a sopra il collo, come se fosse il nostro.
    In cambio?
    A voi la risposta…….

  2. vecchio domenico

    Riprendo le parole scritte da te :
    ” il mio rammarico più grande e’ quello di non aver avuto la forza di chiudere, la mia cocciutaggine e l’amore per il mio lavoro e il marchio mi hanno fatto andare avanti, sperando sempre che le cose migliorassero.”
    Infatti bastava solo chiudere qualche anno prima e magari mettersi qualche soldo da parte per pagare le banche solo cosi ci potevamo salvare….invece ogni piccolo introito ed incasso mensile si girava all azienda (sempre sotto ricatto altrimenti la cazzo di merce di merda non la spedivano), per pagare cambiali o assegni con data ANTECEDENTE del giorno dell ‘incasso con l aggravio della scopertura e fuori fido che a fine anno erano mazzate.

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